
Ebbene sì: non "carpe diem" ma "carpe mures" o, come dicono i milanesi, "va a ciapà i ratt!".
E proprio di ratti tratta una delle applicazioni più famose di Facebook, da poco insignita del FbF (Facebook Found): Mousehunt.
Il concept di questo gioco è molto semplice: il regno di Gnawnia è flagellato dalla piaga di orde voraci di roditori; molto si è tentato e solerti ingegneri hanno ricercato le trappole più letali per sconfiggere le numerose specie di topi, ora è tempo che il giocatore scelga le sue armi e dichiari battaglia al flagello dei roditori!
Ecco come rendere epica e cavalleresca la professione che, nella storia dell'uomo, era quanto di più umile per un essere umano; ogni aspetto, dall'interfaccia alle illustrazioni delle prede, alle onorificienze, concorrono a far sentire il giocatore un vero cavaliere, un eroe a tutti gli effetti.
E forse è proprio questo il segreto del successo di questa semplice applicazione. In realtà le dinamiche di gioco sono estremamente semplici: basta scegliere una trappola, un'esca e attendere. Tuttavia le trappole sono molte e ognuna più bizzarra dell'altra (come, ad esempio, un trabocco usato per "ricollocare la preda a svariate miglia di distanza") così come le esche disponibili che, col passare del tempo, si allontanano sempre di più dal canonico pezzo di formaggio emmenthal (arrivando al mitico Formaggio di Tuono, o Rumble-Cheese, creato per attirare una e una sola preda).
L'applicazione ha inoltre creato un indotto incredibile di fansite interni a Facebook e veri e propri gruppi militanti (come il Non Violent Mouse Removal Charity, NVMRC, a cui è dedicata una trappola o la italica, e appena creata, Lega dei cacciatori di topi).
In sostanza, Mousehunt è un gioco piuttosto semplice che non smette di proporre nuove sfide, e nuovi premi, al giocatore il tutto condito con una grafica in tema con l'ambientazione e magistralmente realizzata, anche se incasellata negli spazi di una pagina web.
Ora però, il mio quarto d'ora a disposizione è terminato ed è tempo che suoni il magico corno della caccia sperando che qualche malcapitato topo sia finito, miserevolmente, nella mia trappola.