Chiunque nasca nella cripta, muore nella cripta.
Dopo il conflitto nucleare del 2077, l'intera Terra è ridotta a una landa desertica popolata da mutanti, animali mostrusi e nubi radioattive. Non esistono forme di vita umana, fuori dalla cripta.
E questo è, in poche parole, ciò in cui crede il vostro personaggio all'inizio di Fallout 3. Siete nati all'interno di una fortezza sigillata, una società perfetta e autogestita, completamente convinta che nulla si sia salvato dall'olocausto nucleare. Ma i sogni durano poco, soprattutto quelli belli: uscirete ben presto dalla cripta scoprendo il vero volto del mondo.
Il titolo di questo post, non è stato messo a caso: non è altro che il titolo del terzo episodio della serie di Mad Max e il mondo di Fallout, a conti fatti, non è poi differente. La casa produttrice, Bethesda, in passato ci aveva abituato ai bucolici paesaggi della serie "The Elder Scroll" ma ho dovuto scordarmi presto gli idilliaci tramonti di Oblivion o Morrowind di fronte alla desolazione delle "Wasteland" di Fallout.
Una desolazione che accompagna il giocatore a ogni passo: ovunque guardi, vi sono macerie, dietro ogni roccia potrebbe nascondersi un pericolo (spesso mortale) e qualunque forma di acqua o cibo è irrimediabilmente contaminata dalle radiazioni. Si può pensare, certo, che essendo un futuro lontano, la tecnologia abbia fatto passi da gigante ma purtroppo, solo gli scarafaggi sopravvivono a un conflitto nucleare, non gli scienzati: le armi di Fallout sono rozze, in condizioni spesso pietose, e raramente più tecnologiche di quelle ai giorni nostri.
Insomma, le Wastelands e la zona di Washington (gli scenari di Fallout) sono un mondo di merda, senza mezze misure: non c'è spazio per eroi da favola o per intergalattici paladini del bene poichè il giocatore, per quanto possa tentare di attenersi a questo stereotipo, prima o poi si troverà a dover sciacallare un distributore di Nuka-Cola o dovrà accettare di passare la notte con la peggior prostituta pur di potersi riposare.
A marcare ancora di più la grettezza dell'ambientazione, ci pensa l'interfaccia di gioco, il Pip-Boy, l'unico pezzo di tecnologia che valga la pena: sorvolando sulla funzione di radio portatile, il Pip-Boy informa il giocatore del suo stato di salute, dei suoi possedimenti, del suo livello di radioattività, eventuali mutazioni e molto altro, il tutto con una grafica anni 50 che stride in maniera tremenda con il resto dell'ambientazione. Il Pip-Boy ricorda, ogni volta che lo si consulta, che nella cripta la vita era perfetta, congelata a un secolo prima, ma perfetta e che, una volta spento, il giocatore si ritroverà in una realtà ostile e orribile.
A un livello più tecnico, Fallout 3 è un evoluzione della serie "The Elder Scrolls": molti aspetti sono in comune con Oblivion o episodi passati e sono perfettamente integrati con nuove chicche. Ad esempio, finalmente, il giocatore avrà una "coscienza", dipendente dalle sue scelte, che lo porterà ad essere amato(o odiato) dagli altri. Le scelte del giocatore, al di fuori della line narrativa principale, potranno anche cambiare per sempre l'aspetto dell'universo di gioco o delle abitudini stesse del personaggio (diventare cannibali è un passo da cui non è facile tornare indietro, ad esempio, ma a volte la necessità è tale...).
Memore dei successi dei precedenti titoli, Fallout 3 non è da men: estremamente curato in ogni suo aspetto, riccamente costellato di citazioni (da film a libri ad altri videogiochi) e dotato di un ambientazione sempre coerente e innegabilmente inquietante e perfettamente sviluppata.
In parole povere, un gioco da provare, da avere e che vale ogni centesimo del suo prezzo e ogni componente hardware che dovrete aggiornare per giocarci.
E se volete scusarmi, ma anche se non mi scusate, devo riavviare per termiare l'aggiornamento dei driver: mi aspettano altre 3 o 4 ore di Fallout 3.
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